Sebbene sia passato molto tempo da quando ho realizzato questo ciondolo, che ormai si trova insieme a molte altre mie creazioni in Corsica, non ho mai avuto il tempo di parlarne e di dargli la considerazione che merita.
Nonostante abbia già pubblicato numerose foto e post riguardanti altri ciondoli, il primo in cui mi sono cimentata ad onor del vero è stato proprio questo, il ciondolo di Hathor.
Inizialmente è stata a lungo un ciondolo e basta; solo successivamente ho scelto di aggiungere una semplice catena in rame battuto e una chiusura realizzata forgiando un filo di rame, il tutto per mantenere nel complesso una semplicità della collana che servisse a catalizzare l'attenzione unicamente sul ciondolo.
La pietra scelta è un cabochon di malachite, una bellissima pietra dai colori verdi e le tonalità bassissime, che fa parte della famiglia dei carbonati (per la precisione è un idrossido carbonato rameico); quale miglior metallo avrei potuto scegliere per incastonarla, quindi, se non il rame?
Per impreziosire il tutto, infine, spiccano due gocce di argento 925, anche per smorzare la predominanza del rame in questa creazione.
Ed eccoci alla scelta del nome: "Hathor's stone", la Pietra di Hathor.
La malachite ha moltissime caratteristiche che la rendono una pietra adatta alla protezione dalle energie negative; in cristalloterapia questo minerale aiuta la creatività, favorisce lo sviluppo dell'intuito ed è collegato al cuore, sia da un punto di vista fisico che emotivo.
E' usata da sempre per fare gioielli e ornamenti, tanto che veniva sfruttata già nell'antico Egitto; la malachite serviva anticamente per creare talismani proprio perché da sempre è nota per le sue proprietà di protezione.
Ancora oggi si dice che, indossando una malachite, le entità negative rimangano lontane; dunque, se indossata, questa pietra dal sistema cristallino monoclino crea una sfera di protezione.
Il nome non è stato scelto a caso, in quanto la Malachite è collegata a un gran numero di leggende, soprattutto per il suo legame simbolico con le figure femminili nelle varie mitologie.
In Egitto veniva utilizzata per onorare la dea Hathor, in Europa Freya e in Grecia Afrodite.
Il riferimento a Hathor risulta molto forte. Hathor rappresenta infatti una delle incarnazioni più complete del femminino sacro o principio femminile per quanto riguarda il pantheon degli egizi.
Il suo nome significa "Casa di Horo", riferendosi probabilmente al mito secondo cui Horus, identificato come dio-falco celeste e dio Sole, al termine del proprio viaggio tra i cieli, la sera sarebbe rientrato nella bocca di Hathor per trascorrervi la notte, godere di un sonno ristoratore e riemergere nuovamente nella veste di sole mattutino.
La connessione tra la Dea egizia e l'astro diurno è chiaramente riscontrabile dalla simbologia della sua tipica rappresentazione che prevede sul capo uno splendente disco solare.
Questa connessione si riflette in cristalloterapia anche fra la pietra e i chakra.
Infatti, la malachite è una pietra a base di rame, dunque è collegata all'elemento fuoco: un fatto abbastanza raro nei minerali verdi. Stimola l'energia del chakra del plesso solare ed è proprio per questo che risulta collegata alla volontà e alla trasformazione.
La malachite è una pietra molto comune e si trova in varie parti del mondo. Spesso è rinvenuta con altri minerali, come l'azzurrite, il turchese e la crisocolla. Il suo nome sembra derivi dal greco "malache", ovvero malva, e quindi fa riferimento al colore delle foglie di questo rimedio naturale.
Anche il nome, dunque, suggerisce quella che è considerata la sua funzione predominante, la protezione, e che la rende "il talismano" per eccellenza.